La Baronia di Carapelle
Cenni storici dal “Catalogus Baronum”
La storia narra che, tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300, la Baronia di Carapelle era un vasto ed importante dominio feudale comprendente gli attuali territori dei comuni di Castelvecchio Calvisio, Santo Stefano di Sessanio, Calascio e Rocca Calascio. Nell’anno 1271 Carlo D’Angiò assegnò l’intero territorio della “Baronia” ad un suo fedelissimo: Matteo del Plessiaco; dal Catalogus Baronum, tuttavia sappiamo che signore delle terre della Baronia di Carapelle fu Oderisio di Collepietro. Dopo il dominio Svevo e Angioino, nel 1382 Carlo III di Durazzo unì la Baronia di Carapelle alle terre di Capestrano, Ofena e Castel del Monte e la assegnò al conte Pietro da Celano, suo fedele militare. Nella seconda metà del Quattrocento questi possedimenti vennero affidati ad Antonio Todeschini Piccolomini, duca d’Amalfi e nipote di Pio II, i Piccolomini, li governarono fino al 1579, anno in cui il potere passò nelle mani dei Medici.
Alla Corte dei Medici
L’ultima dei Piccolomini, Costanza, indebitata per la costruzione della Basilica di Sant’Andrea della Valle a Roma, nel 1579 fu costretta a vendere per 106 ducati il feudo al Granduca di Toscana, Francesco de’
Medici. In questo periodo la Baronia di Carapelle e il Marchesato di Capestrano raggiunsero il loro massimo splendore, grazie alla produzione della lana carfagna. La Signoria fiorentina fece di Santo Stefano la base operativa principale per il commercio di questa pregiata lana, prodotta nel territorio della Baronia e poi lavorata in Toscana e da lì venduta in tutta Europa.
La famiglia dei Medici regnò su queste terre fino al 1743, successivamente il territorio passò al re di Napoli, Carlo III di Borbone e venne divisa in cinque comuni. Dai vigneti di montagna siti in questo territorio provengono le uve dalle quali sono ottenuti due eccellenti vini delle collezioni Luxe à Boire: Chardonnay e Pinot Nero IGP Terre Aquilane, che sono stati denominati con il nome del feudo.
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